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1970: quando mi chiamavo ancora pierrôt – in viaggio in Turchia

Retroscena  21 ottobre 2026 · 4 min di lettura

I miei amici mi chiamavano Pierrot – da «Pierrot le fou» di Godard, il film in cui Belmondo si lascia alle spalle la sua vita ordinata a Parigi e parte, semplicemente, verso sud. Perché abbiano pensato proprio a me, ancora oggi non me lo spiego. Ha firmato i miei articoli come pseudonimo fino al 1990 circa – e perché non ogni Pierrot potesse essere il mio, ha ricevuto un cappellino: pierrôt. Per lavoro non mi serve più da tempo, ma i miei vecchi amici mi chiamano ancora così.

Luzerner Tagblatt / Zuger Tagblatt, sabato 29 agosto 1970
Luzerner Tagblatt / Zuger Tagblatt, sabato 29 agosto 1970

Colera a Istanbul

Alla fine dell’estate 1970 ero in viaggio in Turchia. La radio turca annunciò che il colera aveva raggiunto il paese – e poi calò il silenzio. A Istanbul, allora una città di tre milioni di abitanti, le voci correvano più veloci di qualsiasi notizia. Si parlava dei primi morti; poco veniva confermato ufficialmente. Davanti ai pochi centri di vaccinazione c’erano lunghe code; migliaia di turisti potevano lasciare il paese solo dopo la vaccinazione, e molti sapevano a malapena cosa stesse succedendo.

Ne scrissi per il Luzerner Tagblatt e lo Zuger Tagblatt: della frutta che all’improvviso non si poteva più mangiare, dell’acqua in bottiglia non pura ovunque, dei venditori d’acqua per le strade – e della radio, che si limitava a poche brevi notizie. Inviai il testo in Svizzera per telescrivente dalla redazione di Hürriyet Gazetesi, la foto per fax – apparecchi che allora esistevano solo nelle redazioni più importanti, ed erano enormi. L’articolo uscì il 29 agosto 1970.

«Cholera-Gefahr in der Türkei» (Pericolo colera in Turchia) – il mio servizio da Istanbul, firmato «pierrôt sulser». Luzerner Tagblatt / Zuger Tagblatt, 29 agosto 1970
«Cholera-Gefahr in der Türkei» (Pericolo colera in Turchia) – il mio servizio da Istanbul, firmato «pierrôt sulser». Luzerner Tagblatt / Zuger Tagblatt, 29 agosto 1970

Reportage scomodi

Non finì con il colera. Un altro reportage mi portò sull’altopiano di Afyon, dove allora si coltivava il papavero da oppio – Afyonkarahisar significa letteralmente «fortezza nera dell’oppio». Furono reportage scomodi per il governo turco di allora. Ne ho imparato quanto vale l’informazione – soprattutto dove qualcuno preferirebbe trattenerla.

Il filo rosso

Da pierrôt, il reporter, nacque più tardi il pioniere di internet nella Bresse – e oggi coorda. Gli strumenti sono cambiati, dalla telescrivente al monitor a tubo catodico fino al cellulare. L’idea è rimasta: le persone devono sapere cosa succede davvero vicino a loro – onestamente, di prima mano, senza che nessuno guadagni osservandole.

I ritagli provengono dal Luzerner Tagblatt / Zuger Tagblatt del 29 agosto 1970.

di Peter Sulser · coorda® · 21 ottobre 2026

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